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Primo verso del 2  Carme di Catullo, è parte del Catulli Veronensis Liber, raccolta di sue opere sparse, riunite in forma di testo, quasi certamente, in epoca successiva alla sua morte, secondo un ordine ispirato più dalla metrica dei componimenti che non dalla cronologia. 

Ma cosa c’entra Gaio Valerio Catullo (84 a.C – 54 a.C) con la via Gallica? 

C’entra, e non poco, poiché per certo possiamo immaginarlo, quest’uomo, appartenente ad un’agiata famiglia latina che aveva contribuito a fondare la città di Verona, nella Gallia Cisalpina, mentre si bea negli ozi consentiti dall’agio della villa paterna che è proprio a Sirmione ed i cui resti sono pervenuti fino a noi. 

Suo padre aveva ospitato nella sua casa Veronese Q. Metello Celere e lo stesso Giulio Cesare durante il periodo del loro proconsolato in Gallia; a proposito, dunque, dell’esistenza della strada Padana Superiore, ecco un altro legame tra passato e presente che si rende evidente agli occhi del viandante che percorra questa Statale non solo vedendo in essa un tracciato stradale per spostarsi tra i luoghi che su essa si affacciano, ma anche con la disposizione a cogliere il legame con fatti storici della nostra terra che lungo di essa si collocano.

Il censo lo conduce, il nostro Catullo, giovane ventenne, a Roma, dove sua musa ispiratrice e probabilmente anche mecenate sarà, secondo quanto noto, Clodia, nobildonna romana divenuta proprio negli anni della sua permanenza vedova del tribuno, Quinto C. Metello Celere.
L’amante Clodia è una figura che ricorre nelle opere del poeta, cantata nei suoi carmi con lo pseudonimo letterario di “Lesbia”, in onore della poetessa greca Saffo. 
Possiamo ritenere sia stata una donna molto indipendente e probabilmente incline a manifestare ad un tempo interesse, probabilmente fisico, per un uomo di dieci anni più giovane di lei colto e probabilmente d’indole docile; e nel contempo distacco da quello che poteva rivelarsi un “vulnus” per la sua acquisita libertà ed indipendenza che solo il censo e lo stato vedovile le concedevano in una società profondamente maschilista in cui lo stato della donna era di totale sottomissione morale e materiale al “pater familias”.
Questo trattamento deve aver, non poco, pesato al poeta se Catullo arriva a manifestare il suo disagio amoroso interiore rapportandone l’entità al supplizio della crocefissione: 

“Odio e amo.
Come sia non so dire.
Ma tu mi vedi qui crocifisso
Al mio odio e al mio amore. “ 

Nella primavera del 2014 ci siamo concessi qualche giorno di vacanza sul lago di Garda, proprio in uno degli alberghi con SPA di Sirmione. Per giungervi ho percorso il tratto della statale Padana superiore che si dirama fino a giungere alle porte del paese, dove, a mio giudizio, una saggia disposizione amministrativa, non è frequente trovarne, del comune obbliga l’ospite a lasciare la sua auto fuori dalle mura cittadine. 


E davvero dell’auto non ne abbiamo avuto la necessità nei giorni trascorsi a scoprire in lunghe passeggiate le bellezze naturali e culturali del piccolo centro. Nella convinzione che non fosse opportuno consumare il tempo della permanenza, quanto piuttosto gustarlo nelle sue molteplici possibilità di scoperta.
A chi ci volesse emulare diciamo che vi immergerete così in una realtà pedonale e termale di cui serbiamo un ricordo, come avrete compreso dal riferimento al poeta, doppiamente gradevole. In quei giorni abbiamo ritemprato il fisico rivivendo, sia pure in chiave moderna i diletti che dovevano caratterizzare quelli che i latini definivano ozii, ma abbiamo anche, e forse soprattutto, nutrito lo spirito riscoprendo l’autore poco apprezzato sui banchi di scuola nella sua dimensione di “amante” della vita e delle sue molteplici appassionanti possibilità, non ultima la propensione al buon cibo e all’amore carnale.

La via Gallica ci ha condotto, come ho accennato. a ripercorrere non solo itinerari dello spazio, ma anche a riscoprire riferimenti infissi nella mappa disegnata dal tempo a costituire la nostra storia e la nostra cultura di uomini mediterranei, probabilmente non è l’unico percorso in tal senso, ma certo la sua estensione da oriente ad occidente mi sembra costituire una accattivante possibilità di riscoprire attraverso il capitalizzato del nostro passato le realtà del nostro presente e le opportunità che si aprono in virtù di una ritrovata dimensione di unità Europea alla quale unicità come Sirmione possono apportare molto. 

Così passeggiare in prossimità del colonnato che l’adolescente poeta deve aver anch’esso percorso ti rende incline a calarti in quella che deve essere stata la forza che l’ha condotto a guardarsi intorno con la disposizione di chi vuole amare ed essere amato e, questo, non solo dai propri simili ma da una natura benigna che al calore delle risorgive provenienti dalle viscere del pianeta, contrappone colori e profumi. Gli ulivi e gli alberi da frutto si stagliano sul profilo del lago disegnando linee di un panorama la cui mitezza del profilo è a tratti rotta dalle vestige di fortificazioni. Testimonianza della possibilità, tutta umana, di cadere in contraddizione con se stessi sottesi come siamo tra il creare bellezza quando la natura è compresa ma non piegata all’esigenza degli uomini, di rinchiuderci tra fredde mura quando paura e brama di possesso ci guidano.

Acque sulfuree a temperatura appena superiore a quella corporea, sembrano accarezzare il vostro corpo quando vi immergete in una piscina termale; pure non potete attardarvi in esse troppo, ne avreste danno. Ma, come ci spiegarono, ne godrete per il “giusto tempo”, il senso di delizioso rilassamento delle membra e della mente che ne deriverà dopo è davvero una sensazione di grande benessere di cui ancora mi ritorna la memoria ed il desiderio. 

Un insegnamento a godere nella giusta misura, arte che meglio di noi conoscono e ben praticano in oriente; giusto uso del tempo, senza lasciarsi tentare dalla cupidigia del “prendi fin che puoi” o dalla superficialità del “mordi e fuggi” entrambe esperienze che, a mio modesto avviso, lasceranno poco o nulla al bagaglio del vissuto.

Certo ad un uomo come Catullo che immagino capace di trarre insegnamento e godimento da una tale prodigalità del pianeta, le invidie e la corruttela della capitale devono essere risultate davvero un qualche cosa di immorale e disgustosamente inutile tanto da condurlo a non volersi mai impegnare in politica. Giungerà a declamare questa sua repulsione persino nelle sue opere, come s’intende nel caso dei versi del Carme 52 dove considera desiderabile la morte piuttosto che la convivenza con le figure di potere dell’epoca con le quali pure deve, anche in virtù della relazione con Clodia (il fratello è l’artefice dell’esilio di Cicerone), convivere.

 “Che c’è, Catullo? Che aspetti a morire?
Sulla sedia curule siede Nonio lo scrofoloso,
per il consolato spergiura Vatinio:
che c’è, Catullo? Che aspetti a morire?”

E forse fu ascoltato ed esaudito dalle parche, visto che la sua vita, appena trentenne, ha termine! Breve, intensa, probabilmente inquieta, forse in queste acque trovava quella tranquillità e mitezza d’intenti che ci è sempre negata.

Anche il ricordo della mia visita volge al termine, panorami, buona cucina, ozii non possono durare indefinitamente, è tempo di riprendere il cammino sulla via Gallica, se della vita ricordiamo con piacere i momenti e non le intere stagioni è perché questi furono tempi appunto brevi. Intensi, e brevi proprio come intensi erano i carmi del poeta ma brevi come brevi furono i tempi concessi all’amore di Catullo per la sua Lesbia.

Vedete bene, che qualche cosa degli insegnamenti del poeta, sulla via Gallica, è rimasto e, forse, ci è arrivato!

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Autore dell'articolo

Roberto Morbidelli
Roberto Morbidelli on

Come lascia intendere il mio pseudonimo non amo la vita di branco quanto piuttosto la possibilità di osservare un cielo stellato nel silenzio e nella quiete notturna. Questo mi ha condotto a fare dell'osservazione degli astri la mia attività principale. Dal 1981 lavoro all'Osservatorio Astrofisico di Torino dove collaboro alle attività di ricerca, condotte con osservazioni da terra e dallo spazio, nel campo dell'astronomia fondamentale. La mia formazione culturale è naturalistica, il mio campo di attività lavorativa è soprattutto finalizzato alla conservazione e gestione, con le metodiche e gli strumenti dell'IT, del dato astronomico dalla sua acquisizione, alla sua fruizione e conservazione. Questo mi ha permesso di essere partecipe di diverse avventure scientifiche: la missione Hipparcos , le attività di supporto al telescopio spaziale Hubble, ed attualmente la missione Gaia.

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