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Forse nessun aspetto della civiltà romana è emblematico come la strada e l’espressione “Omnes viae Romam ducunt” riassume bene l’intento dell’Impero Romano di creare una rete stradale che collegasse a Roma anche le più lontane province. Lo scopo primario era quello di mantenere il controllo dei territori conquistati, ma anche l’affermazione della propria influenza politica, economica e culturale aveva un ruolo fondamentale.

Ancora oggi il sistema di strade costruito dai Romani in tutto l’Impero rappresenta una straordinaria opera di ingegneria, in grado di destare ammirazione non solo per la quantità (circa centomila chilometri di strade costruite tra Europa, Asia e Africa), ma soprattutto per la qualità di queste opere, rimasta eccelsa fino al tramonto del mondo antico.

Strade dell’ Impero Romano ai tempi di Adriano
Antica strada romana presso il sito archeologico di Juvanum (CH)

Le antiche strade romane si dividevano in:

  • Itinera: accessibili solo ai pedoni;
  • Actus: accessibili ad un carro alla volta;
  • Viae: accessibili a due carri contemporaneamente (da qui il termine “carreggiata”).

E si distinguevano in:

  • Strade pubbliche, dette pretorie o consolari (a seconda che venissero fatte costruire da un pretore o da un console);
  • Strade private, dette agrarie.

Il sistema costruttivo di una strada romana era piuttosto complesso. Per prima cosa venivano definiti i margini e scavata profondamente la terra per liberare la zona che successivamente sarebbe stata occupata dalla carreggiata. All’interno dello scavo si sistemavano quindi quattro strati sovrapposti di materiali diversi. Per questa loro caratteristica a strati, le vie venivano tecnicamente chiamate via strata, da cui ha origine l’italiano “strada”, l’inglese “street”, il tedesco “strasse” e l’olandese “straat”.

Gli strati erano:

  • Statumen, uno strato più profondo di sassi e argilla;
  • Rudus, un secondo strato composto da pietre, resti di mattoni e sabbia che venivano mischiati con la calce;
  • Nucleus, un terzo strato con pietrisco e ghiaia;
  • Summum dorsum o pavimentum, l’ultimo strato costituito da un rivestimento in grosse lastre poligonali di basalto o calcare incastrate perfettamente tra loro e di eccezionale durezza.

Il letto di pietre piatte che siamo abituati a vedere ancora oggi era inoltre disposto in modo che il centro della strada fosse più alto dei bordi, in modo da favorire lo scolo delle acque.

Infine si cementava il tutto con la calcina, che dopo duemila anni si è consumata dando l’impressione che su queste strade si viaggiasse molto male con un carro, ma originariamente erano invece lisce, oltre che resistenti alla pioggia.

Le strade erano larghe dai 4 ai 6 metri, quelle più grandi che consentivano il passeggio di due carri arrivavano fino a 14 metri di larghezza. I marciapiedi invece (in terra battuta oppure lastricati) erano larghi tra i 3 ai 10 metri ed erano destinati al passaggio di pedoni e cavalli.

Ai bordi delle strade venivano poste le pietre miliari, ovvero delle colonne che segnalavano la distanza dalla città in miglia, l’unità di misura adottata dai Romani. La moderna parola “miglio” deriva infatti dal latino “milia passuum” cioè mille passi, che corrispondono a circa 1480 metri.

Fu Augusto a porre il Miliarum Aureo (la pietra miliare aurea, una colonna in marmo rivestita di bronzo dorato) nel foro di Roma. Su di esso si leggeva la lista delle più importanti città dell’Impero e le loro distanze dall’Urbe. 

Il detto Tutte le strade portano a Roma deriva proprio dal fatto che si facesse iniziare e finire ogni strada dalla colonna aurea, che di fatto rendeva Roma il centro assoluto.

Le strade romane procedevano dritte e senza interruzioni. Per superare gli ostacoli naturali lungo il percorso di costruzione pianificato, si realizzavano opere ingegneristiche ancora più complesse delle strade stesse: i ponti (molti dei quali ancora utilizzati oggi) quando la strada incrociava un fiume e le gallerie (interamente scavate a mano) quando l’ostacolo era rappresentato da massi o terreni montuosi. Sono inoltre da ricordare i viadotti, che erano destinati a superare dislivelli più accentuati evitando ripide discese e salite. Si trattava di giganteschi terrapieni sostenuti da muraglioni, talvolta forati da archi alla base. Ancora oggi è in uso il viadotto della via Appia, presso Ariccia, del II secolo a. C., lungo 231 metri e alto sino a 13.

Ponte romano di Palazzuolo sull’Oglio (BS), situato lungo la Via Gallica
Viadotto di Ariccia (RM)
Ponte del Gard (Sud della Francia) sovrastato dall’acquedotto che porta lo stesso nome

Ogni 20 km esistevano poi delle stazioni di posta, luoghi dove ci si poteva fermare per fare ristorare i cavalli o gli animali, riparare eventuali danni ai carri e magari fermarsi a mangiare qualcosa all’osteria o pernottare nella locanda. Non erano certo luoghi raccomandabili, piuttosto malfamati e frequentati da gentaglia.

Le strade romane devono quasi sempre il proprio nome al console che ne aveva ordinato l’edificazione, oppure allo scopo per cui erano state costruite. Tra le più importanti troviamo senz’altro la Via Appia, fatta realizzare dal censore Appio Claudio Cieco a scopo militare e la Via Salaria, creata con lo scopo di trasportare il sale dai luoghi di produzione sul mare verso l’interno.

Il nome della nostra Via Gallica deriva invece dal fatto che questa strada passasse lungo i territori occupati dai Galli.

Gli antichi Romani costruivano le strade con il principale intento di farle durare a lungo. Hanno sicuramente raggiunto con successo il loro scopo se si considera che ancora oggi le seguenti strade costruite all’epoca dell’Impero Romano sono funzionanti ed utilizzate:

  • Via Aurelia: da Roma a Luni
  • Via Cassia: da Roma a Massa
  • Via Flaminia: da Roma a Rimini
  • Via Salaria: da Roma a San Benedetto del Tronto
  • Via Tiburtina: da Roma a Pescara
  • Via Casilina: da Roma a Santa Maria Capua Vetere
  • Via Appia: da Roma a Brindisi

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Autore dell'articolo

Giulia Bernardone
Giulia Bernardone on

Collaboratrice di Via Gallica.
Amante dell'enogastronomia e della cultura in ogni sua forma.

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