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Gianni Bauce ha lasciato Caluso, alle porte di Torino per inseguire un sogno. E l’ha realizzato: oggi fa la guida naturalistica nella valle dello Zambesi.

S’è innamorato dell’Africa tra le righe di un romanzo di Wilbur Smith. Era un tecnico specializzato nell’industria meccanica, oggi è un grande conoscitore e divulgatore del mondo africano.

Girare assieme a lui per un parco o una riserva è come sfogliare una formidabile enciclopedia della natura. Un privilegio riservato ai clienti di African Path Safari, il tour operator che lo stesso Bauce ha fondato una decina di anni fa.

Tornasse indietro rifarebbe le stesse scelte. “Non ho rimpianti – dice convinto – L’Africa mi ha reso una persona libera e migliore. In Italia ho lasciato sicurezze e comodità, qui ho scoperto quanto possa essere semplice la felicità“.

Al volante della sua Land Rover, Gianni si sposta tra la valle dello Zambesi e le praterie delle Matobo Hills, raggiungendo le cascate Vittoria e il lago di Kariba, spingendosi talvolta fino al delta dell’Okavango e le sabbie del Kalahari.

I turisti, Gianni li accompagna nei safari. “Opero con piccoli gruppi, massimo cinque persone, per limitare l’impatto delle aree visitate e far vivere a ciascuno un’esperienza di intima comunione con l’Africa“.

Le oasi naturali visitate, spesso remote e meno conosciute, non sono mai affollate, come talvolta accade nei parchi più famosi e accessibili. “Molti vengono in Africa con l’ossessione e la frenesia di immortalare con macchine fotografiche o smartphone i grandi mammiferi e predatori. Ma fare un safari nella Valle dello Zambesi non è come guardare un documentario in tivù. Occorre tempo, pazienza e soprattutto esperienza per scovare gli animali e osservarli da vicino senza disturbarli né pregiudicare la sicurezza“.

Il fascino unico di questa regione si svela solo a chi non ha fretta, a chi si merita tanta bellezza. Bisogna essere disposti a sopportare qualche disagio: sobbalzare su interminabili piste sconnesse, sporcarsi scarpe e vestiti di fango, sopportare il fastidioso ronzio delle mosche tse-tse o svegliarsi di soprassalto nel cuore della notte per il ruggito di un leone.
Ma qui la natura sa essere generosa come in pochi altri posti al mondo. Può capitare, per esempio che gli elefanti vengano a curiosare nei campi tendati.

“Gli incontri ravvicinati coi grandi pachidermi sono una grande emozione: basta rimanere rimanere nella propria tenda per godersi lo spettacolo – assicura Bauce, che finora non ha mai avuto problemi o incidenti con gli animali – Benché sia preparato a gestire imprevisti e situazioni di pericolo, non mi spingo mai oltre il limite del buon senso. Amare gli animali significa anzitutto rispettarli. Mai infastidirli o provocarli. Bisogna imparare a conoscerli e ammirarli“.

Gianni Bauce, italiano naturalizzato in Zimbabwe, è una guida professionista da quasi vent’anni, membro della Fields Guides Association of Southern Africa e dello Zimbabwe Tourism Authority. Autore di libri sul continente africano e appassionato fotografo, è anche convinto conservazionista e attraverso la African Path Safari conduce safari naturalistici personalizzati in Zimbabwe, promuovendo il turismo sostenibile nella regione.

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Autore dell'articolo

Ezio Caudera
Ezio Caudera on

Co-ideatore di Via Gallica

1 Comment

  1. MARIAROSA says:

    Ottima narrazione dell’esperienza di Gianni Bauce e della qualità dei suoi Safari….Per averli vissuti in prima persona!

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