image_pdfimage_print

L’arte povera si sviluppa in Italia tra il 1962 e il 1972 e si fa strada soprattutto tra alcuni artisti Torinesi. Essa ha la caratteristica di avere come materiali essenziali elementi semplici e di scarto e perciò “poveri”, che possiamo trovare sia in natura come la terra, ma anche prodotti industriali ad esempio il cemento e il ferro.                                                                 

Nel 1967 a Genova, Germano Celant utilizza per la prima volta il termine “arte povera” in occasione della mostra Arte povera- IM per indicare in un gruppo alcuni autori che esibivano delle opere, essi avevano poche caratteristiche che li accumunavano, tra queste l’uso di materiali “poveri” e l’ideologia dell’arte come esperienza. All’interno di questo gruppo si sono ritrovati artisti come Mario Merz, sua moglie Marisa Merz, Michelangelo Pistoletto e Emilio Prini.

Nella città vi sono senza dubbio opere artistiche che si possono vedere senza entrare in musei soprattutto di Mario Merz, ad esempio sulla Mole Antoneliana dal 1998, quando si fa buio possiamo trovare uno dei segni distintivi che caratterizza le opere di Mario Merz, ovvero la serie di Fibonacci realizzata con il neon, si tratta di una serie di numeri, partendo dall’uno, i numeri sommati a quelli precedenti danno il numero successivo perciò 1,1,2,3,5,8… e via dicendo.

                                                                                                                                           Dal 2002 in Corso Meditterraneo, possiamo trovare la “Fontana Igloo”, un altro simbolo fondamentale nelle opere di Merz che riproduce con vari materiali, questa volta ha realizzato una struttura ricoperta con lastre di pietra e luci al neon, posizionata al centro di una vasca.  La sua arte è collezionata anche alla fondazione Merz, in via Limone 24, dove oltre alle sue opere vi sono anche quelle della moglie Marisa e Emilio Prini.                                                                                                         

Marisa Merz caratterizza le sue opere tramite tecniche che derivano dall’artigianato o dalle attività che venivano definite come “femminili” come il cucito e l’intreccio di diversi materiali e conferendone dignità artistica con un’impronta caratteriale che va verso l’esplorazione e l’interazione tra spazio interiore, identità, vita privata e spazio sociale. Le opere sono prevalentemente composte da più elementi che riescono a dialogare insieme e sono concepite in funzione del luogo specifico che la ospita.                                                                                                                                    

 Un altro pilastro dell’arte povera e della collezione della Fondazione Merz è senza dubbio Emilio Prini. Tra lui e Mario Merz vi era un grandissimo legame di amicizia e di stima anche per quanto riguardava il loro lavoro di artisti.  Emilio Prini concentrava il suo fare artistico basandosi sulla relazione tra linguaggio e esperienza, esplorando il significato delle intenzioni, delle pratiche e delle riproduzioni, faceva uso di media come la fotografia e le registrazioni di audio, testi scritti e discorsi orali.  Un’altra opera appartenente all’arte povera che si può trovare a Torino è “Amare le differenze” di Michelangelo Pistoletto, che si trova sulla facciata principale del Mercato al coperto di Porta Palazzo, raffigura tramite neon di diversi colori il titolo in ben 39 diverse lingue.

Michelangelo Pistoletto è famoso soprattutto per la Venere di Stracci, opera d’arte povera che è in mostra al castello di Rivoli, un importante museo alle porte di Torino. Oltre a queste opere la sua arte si caratterizza soprattutto per l’uso di superfici riflettenti, tra questi i quadri specchianti realizzati tra il 1961 e il 1962, si tratta di immagini fotografiche a dimensioni reali riportate su carta velina su di una superficie riflettente e ripassate a pennello. Così facendo lo spettatore entra nell’opera e diventa parte della creazione artistica.

Ricapitolando abbiamo visto come la città di Torino è culla di una corrente artistica contemporanea che varia molto tra idee, pensieri e come gli artisti hanno collaborato a renderla una città tra le più belle d’Italia.

Lorenzo Lupi – Studente Accademia Albertina di Belle Arti di Torino

Sitografia                                                                                                                       

library.weschool.com            

Fondazione Merz

dueminutidiarte.it

Print Friendly, PDF & Email

Autore dell'articolo

Fabrizio Lupi
Fabrizio Lupi on

Co-Ideatore di Via Gallica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *