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La Via Gallica si snoda per diversi Km attraverso le ordinate risaie del vercellese. E’ un panorama meraviglioso soprattutto quando  la risaia viene riempita dall’acqua proveniente da rogge e canali (visibili dall SS11). La luccicante vista delle vasche che accolgono l’acqua e la semina del riso (camere) circondate da piccoli argini di terra è davvero unica. Oltre alla visione di un prelibato risotto la domanda che sorge spontanea viaggiando tra le risaie è quanto questa splendida vista ha condizionato (nel bene e nel male) e tuttora condiziona la vita sociale delle popolazioni locali e degli addetti ai lavori e dell’ ecosistema.

Come nel caso degli ambienti agricoli, profondamente mutati con il passaggio dalla coltura estensiva tradizionale alla coltura intensiva meccanizzata, anche le risaie sono state interessate, negli ultimi decenni, da trasformazioni profonde. Non tanto dal punto di vista della produzione totale di riso, comunque assestata sui 13 milioni di quintali annui e con una resa media elevatissima, anche 60 quintali per ettaro. Quanto dal punto di vista delle tecniche colturali.

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Canto Popolare delle Mondine: Senti le rane che cantano

“Senti le rane che cantano 
che gusto che piacere 
lasciare la risaia 
tornare al mio paese 
lasciare la risaia 
tornare al mio paese. 
Amore mio non piangere 
se me ne vado via, 
io lascio la risaia 
ritorno a casa mia 
io lascio la risaia 
ritorno a casa mia” 

Oggi, al sudore delle mondine si sono sostituite le macchine, che hanno reso completamente automatiche le operazioni di raccolta. Attualmente, con due o tre persone al massimo, si coltivano aree che fino a pochi decenni fa richiedevano almeno una cinquantina di operai per le operazioni di monda o trapianto. Per dare un’idea di quante cose sono cambiate in questi ambienti – pure di origine totalmente artificiale – i livelli dell’acqua nelle risaie vengono oggi fissati al millimetro grazie addirittura all’utilizzo di tecniche laser.

Ecosistemi di straordinaria importanza e attualmente zona di rifugio per alcune tra le più importanti popolazioni europee di uccelli acquatici – con particolare riguardo agli Ardeidi coloniali – le risaie fungono anche da preziose zone di sosta per i limicoli migratori. Anche per altre specie questi ambienti sono particolarmente rilevanti, sia per la nidificazione sia per lo svernamento. È però evidente come il valore della risaia come habitat per l’avifauna dipenda strettamente dalle tecniche colturali utilizzate.

A parte la meccanizzazione, di per sé un fattore di disturbo, a incidere profondamente sull’idoneità delle risaie quale habitat riproduttivo o di sosta e svernamento sono tre ordini di fattori: la gestione dei cicli di allagamento e l’eventuale impiego di pesticidi. Fino alla gestione delle stoppie, delle bordure, di tutti gli elementi “limitrofi” quali la fitta rete di canali che alimenta le stesse risaie, che dal punto di vista ecologico possono essere considerati parte integrante di questa tipologia ambientale.

Specie caratteristiche delle risaie sono la Cicogna bianca (Ciconia ciconia ), il Mignattaio (Plegadis falcinellus ), la Spatola (Platalea leucorodia ), il Tarabuso (Botaurus stellaris ), il Tarabusino (Ixobrychus minutus ), l’Airone rosso (Ardea purpurea ), l’Airone bianco maggiore (Casmerodius albus ), la Garzetta (Egretta garzetta ), la Nitticora (Nycticorax nycticorax ), la Sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides ), il Falco di palude (Circus aeruginosus ), la Marzaiola (Anas querquedula ), il Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus ), il Mignattino (Chlidonias niger ), le Anatre svernanti (Anatidae ), i Limicoli migratori (Charadriiformes ).

Da pochi anni, la risaia italiana ospita anche un uccello molto più blasonato degli aironi e dei cormorani: si tratta dell’ibis sacro (Threskiornis aethiopicus), raffigurato spesso nei papiri e nei bassorilievi dell’antico Egitto, dove era venerato come icona del dio Thot. E’ un parente dei pellicani che, come gli aironi, si nutre di rane, pesci, bisce e topi. La sua presenza era eccezionale fino a 4-5 anni fa. Oggi, anche se non è diffuso come gli ardeidi, è una presenza costante in tutto il territorio risicolo.

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Autore dell'articolo

Fabrizio Lupi
Fabrizio Lupi on

Co-Ideatore di Via Gallica

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